Gregory Goureschidze

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IL CONCERTO

Franz Liszt (1811–1886), genio ungherese del Romanticismo, non fu soltanto un compositore straordinario: fu l’artefice della rivoluzione pianistica moderna. Nato a Raiding e morto a Bayreuth, Liszt non solo trasformò il modo di scrivere e suonare per pianoforte, ma inventò il concetto stesso di recital solistico, portando lo strumento a vette espressive e tecniche mai raggiunte prima.

Con Liszt, la tecnica pianistica smette di essere un esercizio meccanico per diventare una forma d’espressione dell’anima. Lo dichiarò lui stesso con forza:

“La tecnica deve venire dall’anima, non dalla meccanica!”
Tra le sue opere più emblematiche in questo senso, gli Studi Trascendentali rappresentano una vetta quasi mitologica dell’arte pianistica. Non semplici esercizi di bravura, ma dodici affreschi sonori che attraversano l’intero spettro dell’esperienza umana: dal tumulto infernale alla contemplazione mistica, dalla furia della natura all’intimità poetica.

Il cammino creativo che portò alla versione definitiva dell’opera è di per sé una storia affascinante:

1826 – Un Liszt appena quindicenne compone una prima versione degli studi, con l’ambizione (mai realizzata) di scriverne 48.
1837 – Rielabora profondamente quei materiali giovanili nei 12 Grandi Studi, segnando un primo balzo verso la maturità artistica.
1851 – Pubblica la terza e ultima versione, quella definitiva, intitolata Études d’exécution transcendante, dedicandola al suo maestro Carl Czerny, allievo diretto di Beethoven.
In questi studi, Liszt non si accontenta di cercare il “bel suono”: egli vuole trasfigurare il mondo interiore, dare voce a un universo spirituale, viscerale, visionario. È per questo che, a differenza di Chopin – dove il timbro ha un ruolo dominante – nella musica di Liszt risuona la molteplicità della creazione.

Ecco perché, per affrontare davvero gli Studi Trascendentali, non basta padroneggiare la tecnica: occorre abbracciare la visione, il pathos e la profonda religiosità che animano l’universo lisztiano. Solo così si può tentare di cogliere l’essenza autentica di un’opera che, a distanza di due secoli, continua a parlare all’anima con voce trascendente.

BIOGRAFIA

Gregory Goureschidze

Nato nel 1973 in Georgia, inizia a suonare il pianoforte all’età di cinque anni, frequenta poi il Conservatorio e il Grande Teatro a Tiblisi e Kutaisi.
Nel 1999 si trasferisce in Belgio dove completa gli studi al Conservatorio Superiore.
Per Gregory tutte le arti sono complementari: un vero interprete non è solo un musicista, deve essere anche un filosofo, un poeta, un pittore come lo erano Beethoven, Schubert, Liszt, Goethe, Schopenhauer e tanti altri.
Nel 2016 si trasferisce in Italia, a Fregona, per ritrovare l’unione con la natura e continuare i suoi pensieri sull’arte, lontano dalle istituzioni convenzionali.

DOVE

Teatro Da Ponte | Sala grande

Biglietti

Intero Ridotto (under 26) Residenti Ridotto residenti (under 26)
20,00€ 12,00€ 18,00€ 10,00€
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Vi chiediamo di non procedere all’acquisto direttamente ma di scrivere a biglietteria@centroteatraledaponte.it
Vi ricordiamo che l’accompagnatore ha diritto all’ingresso gratuito.

Bar & Shop

Nella hall del teatro è presente un piccolo bar con uno shop, dove è possibile acquistare il merchandising del teatro.

Come arrivare e dove parcheggiare

In auto
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In treno
Usciti dalla stazione, scendete a destra fino ad arrivare in Viale della Vittoria, poi proseguite verso Nord fino ad arrivare in Piazza Minucci.

In autobus
La Linea 31 MOM ferma davanti al Teatro Da Ponte.

Dove parcheggiare
Parcheggio sotterraneo di Piazza Foro Boario (Pra’ San Marco), oppure il parcheggio all’aperto di via Casoni.
>Per raggiungere il Teatro Da ponte, da qualsiasi parcheggio potrete arrivarci a piedi in pochi minuti (5 al massimo).

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domenica 23 Novembre
20:30

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